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Il senso dell’innovazione tecnologica …

L’innovazione a cui ci si riferisce qui è quella relativa alle proprie infrastrutture. I concetti di innovazione, evoluzione e crescita sono strettamente collegati e la maniera  di svilupparli dipende dalle proprie esigenze, dalla propria situazione e dall’idea di crescita che si intende perseguire.

Innovazione, oltre ad essere  ricerca e introduzione di ulteriori o diversi strumenti IT, è anche rinnovamento organizzativo. Ad esempio pensando all’introduzione o al cambiamento del sistema CRM,  occorre pensarne l’uso in relazione all’idea di posizionamento aziendale, già definito o da sviluppare, alle modalità di gestione dei clienti e dei criteri di qualificazione,  agli aspetti di attuazione delle eventuali campagne di vendita, ecc. Tutto ciò altro non è che “organizzazione”, ossia il processo attraverso il quale l’insieme di persone, regole di suddivisione del lavoro, responsabilità,  tecnologie concorrono solidalmente al conseguimento di obiettivi aziendali nell’ambiente in cui opera l’impresa, in parte dipendente da fattori interni controllabili e migliorabili, ed in parte di origine esterna, spesso incontrollabili.

… organizzare, ma con pragmatismo …

Agire sugli aspetti organizzativi e di impatto nell’impiego di nuove soluzioni tecnologiche per le infrastrutture,  non significa  fare dell’ “accademia”  o mettersi in cammino per un lungo  viaggio. Significa affrontare, con pragmatismo, un’esigenza o un’area di miglioramento, cercando di costruire la soluzione sulle migliori fondamenta possibili. Un lavoro circostanziato agli aspetti individuati, condotto, a piccoli passi, con la logica del “necessario e sufficiente”. Non svolgerlo rischia di vanificare una buona parte degli investimenti effettuati.

Nell’istante in cui scatta un momento di innovazione, situazione, esigenze ed obiettivi vanno quindi esaminati, valutati  e definiti oggettivamente, dall’azienda stessa. Per questo occorrono  tempo e risorse qualificate per esperienze e cultura.

Affidarsi ad un fornitore esterno può essere rischioso: è come per chi, volendo effettuare investimenti finanziari a partire da un’idea generale, si rivolgesse alla banca o alla società di gestione, pensando che essa, attraverso i suoi consulenti, operi completamente nel suo effettivo interesse: abbiamo visto dalla cronaca come spesso va a finire.

In generale poi  in azienda non si hanno spesso il tempo e tutte le esperienze necessarie.

Adeguare il team di lavoro con l’iniezione, a tempo indeterminato, di risorse qualificate sarebbe troppo oneroso per la maggior parte delle PMI e, comunque, data la molteplicità degli aspetti riscontrabili in ogni “scatto di innvovazione”,  richiederebbe una programmazione delle risorse al medio lungo termine.  Difficile, in questi tempi, per molte  PMI.

… l’azienda che opera su se stessa,  con flessibilità  …

Nella PMI la spinta alla crescita nasce spesso dall’ “intuizione  evolutiva” dell’imprenditore/manager e per svilupparsi deve trovare una sua rapida, efficiente ed efficace realizzazione attraverso un impiego flessibile delle risorse necessarie.

Il risultato deve essere parte del sistema azienda, diventare un elemento della sua cultura ed organizzazione; ciò pone quindi un forte accento anche sull’importanza della diffusione e dell’assimilazione aziendale.

Il ricorso prevalente alle risorse di fornitori esterni presenta alcuni aspetti negativi:

  • un fornitore ha interessi prevalentemente commerciali (vendita di prodotti software, hardware, servizi)
  • un fornitore ha costi di struttura comparibili o superiori a quelli dell’azienda cliente e quindi o si propone a costi più elevati di un professionista oppure deve  offrire servizi di minore qualità riducendo la qualità del personale impiegato
  • nel rapporto con un fornitore, l’azienda tende più facilmente a “subappaltare” gran parte o tutto il processo di studio, valutazione della sua situazione, limitandosi a indicazioni generali sulle proprie esigenze. Questo porta spesso alla determinazione di una soluzione impropria e sbilanciata  verso l’interesse del fornitore (sue competenze, suoi prodotti software/hardware, ecc.). Determina  incomprensioni, risultati non  coerenti con l’intuizione iniziale, la forzatura nell’azienda di un elemento alieno, il rischio del fallimento dell’innovazione

…  quindi cosa è utile  …

Alla luce di  tutto è quindi utile che il processo di innovazione sia “concepito”, “partorito”, “svezzato”  e “cresciuto”  internamente all’azienda, affinchè siano i suoi valori, e non quelli di altri, ad essere trasmessi al proprio “figlio”, in modo che egli sia e resti parte dell’azienda, innescando un processo di crescita di tutti i suoi membri.

Operare internamente permette di favorire il ruolo dello “sponsor aziendale” (imprenditore o manager che ha sviluppato l’idea), nel trasmettere l’idea ed indicare la meta del viaggio, la direzione generale e le condizioni di svolgimento. Occorre un gruppo di lavoro che, per un  tempo prestabilito e con le proprie esperienze, effettui la valutazione del percorso,  delle risorse e degli strumenti necessari per affrontarlo fino  la destinazione, fornendo gli elementi necessari e consentendo allo “sponsor aziendale” di promuovere il nuovo cammino come via aziendale naturale e condivisa.

Ottimale sarebbe svolgere  il tutto  con proprie figure aziendali, non solo per la maggiore condivisione della cultura  aziendale,  ma anche perché tutto il processo verrebbe maggiormente visto e vissuto come un atto aziendale non soggetto,  a torto o a ragione, a imposizioni e condizionamenti esterni.

…  tuttavia  …

spesso le risorse non sono disponibili, manca il tempo o  mancano le esperienze relative alla conduzione del processo:

  • conoscenza degli effetti sull’organizzazione della specifica innovazione tecnologica e organizzativa
  • conoscenza generale degli strumenti  e dell’effetto del loro impiego sull’organizzazione
  • conoscenza di eventuali normative o protocolli di attuazione
  • esperienza  di altre situazioni analoghe vissute in realtà simili e della relativa possibilità di soluzione
  • visibilità professionale del mercato e delle soluzioni

…  allora  …

Impiegare uno o più liberi professionisti per il tempo necessario, con le esperienze utili,  inserendoli, presentandoli e facendoli operare in azienda come un’estensione delle proprie risorse presenta vantaggi:

  • il libero professionista è scevro da una “militanza/campanilismo” aziendale ed è deontologicamente un professionista:  natura fiduciaria dell’impegno assunto e quindi lealtà, chiarezza e correttezza;  segreto professionale; principio di imparzialità ed assenza di conflitti di interesse o laddove potenzialmente sussistano dichiarandoli apertamente
  • il libero professionista è  imprenditore di se stesso, nell’impresa, consapevole quindi del valore del patrimonio umano e della rilevanza  del risultato,  nel concetto di valorizzazione complessiva del  patrimonio di cultura e risorse aziendali
  • creare/estendere la cultura aziendale ad ogni livello: il libero professionista opera nell’azienda con le altre risorse aziendali, ragionando e parlando con il “noi” e non con il “voi”
  • non costringe l’azienda a lunghi e costosi  percorsi di formazione nei campi di innovazione in cui è necessario operare per la crescita
  • si può disporre di un apporto professionale a tempo determinato con una riduzione dei costi  e al contempo migliori risultati rispetto a quelli ottenibili dotandosi stabilmente di personale  adeguatamente  qualificato oppure formando personale neolaureato/neodiplomato

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