Nuove opportunità di valore attraverso la licenza Open Data

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Nelle Pubbliche Amministrazioni  (PA) sono raccolte una gran quantità di informazioni utili per moltissimi scopi.  Anche senza la violazione di alcuna norma legislativa molti di questi dati, in diverse forme e livello di sintesi differente, potrebbero essere utilizzati non solo dai diversi enti e soggetti della  PA, ma anche dalle imprese private che desiderino sviluppare nuovi servizi di utilità per i cittadini.

Lo stesso Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), tra l’altro,  negli  art. 58 e 68 pone in essere la “sfida”  dell’ “open government”, in base a cui  le PA si assumono la responsabilità di aggiornare e rendere fruibili i dati pubblici di cui sono titolari, promuovendo e favorendo progetti di integrazione ed interoperabilità attraverso l’accesso ai dati in un formato aperto e rielaborabile da terzi. Inoltre nel ribadire  (art. 3) il diritto dei cittadini all’uso delle “nuove” tecnologie nei rapporti con le pubbliche amministrazioni (PA) e sancire ( art. 54 e 63)  il principio del “dare voceai cittadini anche attraverso il web,  si impone quindi la necessità di  creare una rete di servizi che, intorno alla grande mole di informazioni e documenti raccolti e gestiti dalle PA, possano permettere il soddisfacimento delle indicazioni del CAD.

E’ evidente che, data l’ampiezza  degli orizzonti,  non è immaginabile che tutto il carico  dell’innovazione possa essere sopportato dalle PA, a maggior ragione nelle ristrettezze di bilancio attuali e, presumibilmente, dei prossimi anni.  Risulta quindi fondamentale l’apporto del privato e delle imprese in grado di  costruire servizi a valore aggiunto intorno a informazioni e a “linee guida” precise, ricorrendo all’inventiva ed alla creatività,  senza perdere di vista i legittimi  obiettivi comerciali e di profitto, ma nel pieno rispetto di norme  e garanzie al riguardo della privacy, della sicurezza e di un uso corretto in generale.

Nella direzione di consentire lo sviluppo ed il rafforzamento di un processo di tal genere va  la recente versione 2.0 della licenza IODL  (Italian Open Data License) la quale, nel rispetto delle normative, permette di semplificare il reimpiego dei dati pubblici, anche per scopi commerciali, ponendosi come obiettivo quello di diventare la licenza di riferimento per tutte le PA che inizino ad attuare l’ “Open Data.

Nulla nasce perfetto e la stessa prima versione IODL 1.0  è solo di aprile del 2011, il che fa pensare che si sia solo ai primi passi di un processo di revisione, opportuno ma non blocccante, nei confronti  dell’apertura di collaborazioni al riguardo tra pubblico e privato.

Alla pubblicazione della IODL 2.0 si è arrivati  dopo una discussione pubblica e aperta a tutti, e dove dipendenti pubblici, avvocati, rappresentanti della comunità Open Data hanno avuto modo di confrontarsi concordando  su alcune necessità:

  • Semplificazione per PA (licenziante) e utilizzatori;
  • Ridurre gli oneri  per gli utilizzatori;
  • Stimolare il reimpiego da parte dei soggetti privati (utilizzatori).

In particolare la IODL 2.0, citando esplicitamente il paragrafo 2 della licenza, permette di:

  • riprodurre, distribuire al pubblico, concedere in locazione, presentare e dimostrare in pubblico, comunicare al pubblico, messa a disposizione del pubblico inclusa, trasmettere e ritrasmettere in qualunque modo, eseguire, recitare, rappresentare, includere in opere collettive e/o composte pubblicare, estrarre e reimpiegare le Informazioni;
  • creare un Lavoro derivato ed esercitare sul Lavoro derivato i diritti di cui al punto precedente, per esempio attraverso la combinazione con altre informazioni (mashup).

a condizione di :

  • indicare la fonte delle Informazioni e il nome del Licenziante, includendo, se possibile, una copia di questa licenza o un collegamento (link) ad essa.
  • non riutilizzare le Informazioni in un modo che suggerisca che abbiano carattere di ufficialità o che il Licenziante approvi l’uso che fai delle Informazioni;
  • prendere ogni misura ragionevole affinché gli usi innanzi consentiti non traggano in inganno altri soggetti e le Informazioni medesime non vengano travisate.

Una differenza molto importante rispetto alla IODL 1.0 è quella di non prevedere più  l’obbligo  per l’utilizzatore  di “pubblicare e condividere gli eventuali Lavori derivati con la stessa licenza o con una Licenza compatibile”,  elemento fondamentale per qualunque impresa sviluppi nuove applicazioni e servizi a valore aggiunto costruiti su dati e informazioni cosi licenziate.

 

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