Innovazione e consulenza ICT nella PMI: alcune contraddizioni ?

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Autore: Roberto Gallerani

Fare  consulenza nel mercato della PMI, nel settore che conosco l’ICT,  come professionisti,  studi, società di ingegneria, nella  maggior parte delle PMI paga spesso  lo “scotto” della debole convinzione di effettuare un’attenta analisi e valutazione delle proprie esigenze, organizzazione, obiettivi prima di  qualunque selezione di servizi e prodotti. La conseguenza di ciò porta spesso a sottovalutare la rilevanza degli impatti organizzativi ed il giusto  “taglio” delle soluzioni scelte (completezza, ridondanza, ecc). Assai frequentemente  il  tempo e  le risorse dedicate a queste  attività  non sono sufficienti e, in molti casi vedo che ci si “affida” agli stessi fornitori sperando di ottenere da loro quelle indicazioni che invece dovrebbero essere alla base della valutazione delle soluzioni proposte.

Per fare un esempio,  le principali esigenze di innovazione aziendale attinenti ad un corretto impiego dell’ICT, tecnologicamente e dal punto di vista organizzativo,  possono rispondere alle seguenti domande che l’impresa, tutte o in parte, dovrebbe farsi cercando risposte accurate:

  1. i processi aziendali sono in grado di sostenere la capacità produttiva ?
  2. l’azienda ha la capacità di tradurre dati e informazioni raccolte in strumenti utili per il business aziendale ?
  3. i documenti e le informazioni in essi contenute sono governati adeguatamente ?
  4. la comunicazione con i nostri clienti, partner, fornitori avviene nel modo migliore ?
  5. la nostra azienda ed il nostro business sono adeguatamente protetti?

Ognuna delle 5 domande trova certamente nell’ICT delle potenziali risposte:

  1. Gestionali, sistemi ERP
  2. Sistemi CRM, Business Intelligence, sistemi di gestione dei workflow (BPM)
  3. Sistemi di gestione documentale, conservazione sostitutiva, fatturazione digitale, …
  4. Portali, web 2.0 e social networking, social CRM, sistemi di CMS, sistemi multimediali e multicanale
  5. Infrastruttura ICT, sicurezza a livello hardware/software, outsourcing dei sistemi e dei servizi

Dal punto di vista logico appare chiaro a tutti come il pressuposto di un buon risultato sia:

  • farsi  le  giuste  domande (quali necessità, quali esigenze, quali obiettivi)
  • cercare di darsi una risposta guardando al passato, al presente ed al futuro (in termini di organizzazione, processi, business, ecc)
  • sintetizzare un’istanza precisa di quanto ricercato o da fare
  • valutare, con tali presupposti, un mix bilanciato di soluzioni aderenti agli obiettivi
  • scegliere la soluzione anche tenendo presente gli impatti organizzativi e sulla cultura aziendale
  • progettare e condurre un percorso di avviamento (direzione lavori) della soluzione adeguato e coerente con il “bioritmo” aziendale

L’esperienza dimostra che non operare in questo modo porta ad un drastico aumento della probabilità di insuccesso,  a discapito degli investimenti effettuati. Normalmente si obbietta, da parte delle imprese, la scarsità di personale, di tempo o di competenze interne per effettuare questa attività. E, alla fine, il risultato prevalente è quello di arrivare alla ricerca di soluzioni non ben preparati  su “se stessi”, “abbandonandosi” nelle mani dei fornitori, ognuno dei quali non potrà far altro (legittimamente)  che  cercare di promuovere maggiormente la propria soluzione.

La possibilità di ricorrere a esperienze e competenze  professionali di supporto in queste attività propedeutiche, quando serva e per quanto serve, dovrebbe apparire come l’ ”uovo di colombo” al fine di ridurre gli insuccessi e gli investimenti errati.

Tuttavia nella maggior parte dei casi riscontro ancora oggi una grande difficoltà nel convincere le PMI che questo é un approccio pagante e che, per mia esperienza, quando applicato porta poi a trovare conferme nel consolidamento dei rapporti con le stesse aziende con cui, alla fine, si è giunti in fondo.

L’idea di poter “contare” da parte delle PMI su ingegneri professionisti, che oggi operano sempre in più in rete aumentando lo “spettro” delle competenze, dovrebbe essere visto come un vantaggio nei processi di innovazione delle infrastrutture tecnologiche e organizzative. Personalmente credo che, in un rapporto di questo genere,  il “ruolo di garanzia” che possono svolgere  queste reti professionali, nel rapporto tra la PMI ed il mercato, dovrebbe essere visto come un fattore positivo, insieme all’apparente altro vantaggio di poter ricorrere a risorse competenti quando serve e per il tempo che serve.

Tuttavia la difficoltà e la lentezza con cui nella PMI  questo approccio si realizza e si consolida, fa nascere dubbi e la necessità di sviluppare un confronto costruttivo sulla questione.


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