L’evoluzione della “specie” PMI

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Autore: Roberto Gallerani

A mio parere l’innovazione non coincide sempre e necessariamente con l’ideazione e l’attuazione di nuovi, improvvisi e “straordinari” scenari tecnologici, sociali o economici. Spesso si manifesta attraverso il susseguirsi di una serie di piccoli passi, caratterizzati ciascuno da una diversità con il passato, nel modo di operare, di porsi di fronte alle questioni e nel pensiero con cui affrontare gli stessi problemi di sempre, generando nuove soluzioni.Esempi  innovazione  possono essere  lo sviluppare progetti o attività in gruppo superando la visione individualistica o di piccolo assieme, aiutarsi e supportarsi vicendevolmente in uno spirito di solidarietà  professionale ed imprenditoriale, creare strumenti e nuovi modelli di organizzazione per lo svolgimento di attività attraverso gruppi di persone distanti e variabili nel tempo con i progetti  e le attività stesse da realizzare, sviluppare nuovi schemi di socialità e sostenibilità  nei processi aziendali e  nelle interazioni tra i collaboratori.

Tutti questi e molti altri possono essere esempi dell’ “evoluzione” della specie PMI, che inizia a  manifestarsi nella realtà in forme estremamente diverse: piccoli “esperimenti” personali, semplici scambi di opinioni e dibattiti, progetti operativi in rete, iniziative e sperimentazioni comunitarie delle associazioni di categoria, ecc.

Innovare penso che si possa anche tradurre nell’azione di prendere la “giusta distanza” dalla realtà quotidiana,  cercando di guardare al nostro stato, al mercato, alle nostre esigenze ed alle possibili soluzioni, da una prospettiva  diversa da quella usata sino ad oggi. Credo che fu Einstein a dire: “Non si può risolvere un problema con lo stesso pensiero che l’ha originato”.

Tuttavia la novità,  o comunque ogni cambiamento rispetto a quanto è stato sino a ieri, disorienta ed a volte fa paura: è inutile nasconderselo.

All’innovazione si danno spesso denominazioni e connotazioni diverse, tecnologica, organizzativa, sociale, ambientale ma in ogni caso, se di novità si parla, si tratta comunque di cambiare punto di vista nel trattare un’esigenza, un problema: insomma significa cambiare il proprio modo di pensare, magari anche di poco, ma cambiarlo.

Questo comportamento non è affatto innato e dipende spesso anche dall’età e dalle esperienze di vità che si son fatte. Anche il più “visionario” degli “umani” si porta dietro i suoi fantasmi ed i timori insiti in qualsiasi cambiamento, paure che derivano dal proprio carattere, dalla formazione culturale, dalla società e le comunità in cui si muove. Tutto ciò genera un’inerzia che si oppone al cambiamento o  meglio, alla variazione della direzione con cui ci su muove nello spazio, nel tempo e nel pensiero.

Se cambiamo il punto di vista su un problema, anche di poco,  possiamo vedere visuali e visioni inaspettate, ma se lo facciamo siamo anche quasi sempre stimolati, o addirittura obbligati,  a ritenere necessario un cambio di direzione per puntare verso il nuovo scorcio. Se dobbiamo cambiare la strada, e lo facciamo razionalmente, siamo quindi costretti a pensare al come attrezzarci per percorrere la nuova via ed al come proteggerci, lungo il percoso, dagli eventuali pericoli, al come creare un “supporto logistico”   che ci permetta di mantenere il legame con lo spazio, il tempo ed il pensiero correnti, dandoci al contempo l’energia ed i mezzi necessari fino al momento in cui l’avvicinamento alla metà potrà fornici  conferme, o meno, in grado di sostenere maggiormente  lo sforzo.

Tutto ciò è difficile per un singolo “umano”; la storia ci dimostra questa difficoltà  in tutti i campi, e quanto sia grande la rarità di “umani” che nel corso dei secoli hanno saputo vincere l’inerzia, aprendo nuovi orizzonti per la “migrazione” dell’umanità, o anche solo di piccole comunità, verso nuovi orizzonti spaziali e di pensiero.

Quando però  le condizioni esterne lo impongono, il numero degli “umani” che spinge lo sguardo oltre l’angolo, aumenta e l’”istinto di sopravvivenza”  infonde nuove energie. Tuttavia ci si accorge che soli, o in piccoli gruppi, non si possono superare tutti gli ostacoli che derivano dalla nuova visione e una maggiore attenzione, pur nella “crisi della novità”, si concentra sul valore di una co-progettazione condivisa dell’innovazione, perché questa è la via  che avvicina di più le diverse piste dell’animo umano e con essa si amplificano le potenzialità ed i risultati.


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