L’Italia rinuncia allo sviluppo ?

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Autore:  Roberto Gallerani

Con il Rapporto Assinform 2010 IT  presentato il 10 marzo scorso a Milano, nel 2009, anno terribile per tutto il mercato mondiale dell’Information and Communication Technology (ICT),    si evidenzia l’incremento del ritardo tecnologico e nel campo dell’innovazione del nostro paese, registrando una contrazione dell’ICT tra le più consistenti, pari a -8,1%, a fronte di una decrescita media mondiale del settore di -5,4%. Tra i paesi avanzati, l’Italia è quello che, nel 2009, ha maggiormente aumentato il divario tra  il PIL (-5%) e gli  investimenti IT (-8,1%), presentando un paese ripiegato che, salvo eccezioni, appare privo di fiducia e coraggio, e  pericolosamente indirizzato alla stagnazione e all’arretramento. Le istituzioni pubbliche, le imprese, continuano ad apparire intrappolate in una visione che non riesce a superare l’orizzonte contingente dell’emergenza e del breve termine, avendo perso di vista il fatto che solo ragionando al medio e lungo termine si costruisce un futuro. Sono, infatti, arretrati tutti i parametri del mercato: hardware -14,8%, software -3,6%, servizi -6,5%; grandi imprese -10,3%, medie -7,3%, piccole -8,0%.

Paolo Angelucci Presidente di Assinform: “Dobbiamo credere nel futuro e investire in innovazione! E’ urgente dotare il Paese di una politica strategica per la crescita, con progetti e investimenti a lungo termine. Incentivare la rottamazione dei software obsoleti, da sostituire con applicazioni evolute tarate sulle esigenze delle imprese del Made in Italy, sarebbe un segnale nella direzione giusta“.

Paolo Angelucci ha inoltre sottolineato l’importanza  di prevedere provvedimenti atti a favorire gli investimenti nel settore da parte delle imprese, agendo sia sulle componenti materiali che immateriali, essenziali per ottenere dei buoni risultati.  La tendenza, ormai quasi fuori controllo, alla riduzione delle tariffe dei servizi nel settore dei servizi professionali ICT conduce sulla via di un impoverimento professionale e della caduta di una qualità tanto proclamata.

Purtroppo, anche al di là della crisi contingente, la maggioranza delle imprese italiane vede nell’ICT solo uno strumento per la riduzione dei costi e non una componente strategica per il business aziendale da sviluppare con un metodo ed una organizzazione attenti  alle esigenze, agli obiettivi ed all’impatto sulla cultura aziendale.

2008-ICT e Imprese italiane

Anche l’Ingegneria dell’Informazione può contribuire ad un sano ed ordinato sviluppo dell’ICT, attuando così l’innovazione ed accrescendo la competitività del sistema Paese.  In particolare al fine di garantire qualità e buoni risultati è importante che i lavori nel settore dell’Ingegneria dell’Informazione siano svolti rispettando le seguenti fasi:

1 – studio di fattibilità
2 – progettazione in tutte le sue forme
3 – esecuzione con direzione lavori
4 – collaudo

Se i responsabili di queste fasi sono  Ingegneri dell’Informazione iscritti all’ Ordine degli Ingegneri Informatici, secondo quanto ipotizzato anche all’art. 46 del DPR 328/01, lo sviluppo dell’innovazione potrà avvenire anche in un quadro di pieno rispetto  dell’interesse delle imprese, del mercato e della società.  Mettendo a frutto i loro studi, la loro preparazione, competenza, serietà e moralità imposte dalla deontologia professionale garantita dall’Ordine, nonché l’equilibrio e la neutralità della loro posizione, terza nei confronti di committente ed appaltatore, gli Ingegneri dell’Informazione possono rappresentare un importante “ruolo di garanzia” a beneficio delle imprese stesse, rispetto alle pressioni legittime del mercato e delle società commerciali, a cui sono sottoposte.

Qualità, sostenibilità,  sicurezza e privacy dei Sistemi Informatici, ormai “sistema nervoso” di ogni società avanzata, devono essere garantite ai loro utenti senza sacrificarne  il carattere in nome di un immediato ed illusorio risparmio sulle fasi di ideazione, progettazione e diffusione nell’azienda.


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Una risposta

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