O si fa la “Trasformazione digitale” o si ….

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matrix-abstract-wallpaperE’ stato da poco reso disponibile l’ASSINTEL REPORT 2014 in cui sono riassunti gli elementi chiave dello stato dell’IT nel nostro paese. Credo che sia consigliabile un’attenta lettura e riflessione di quanto reso pubblicamente disponibile nel rapporto.

 Comunicato stampa ASSINTEL

 Presentazione Prezi

E’ infatti un’occasione per tutti, operatori del settore e imprese destinatarie dell’IT, per andare oltre ai luoghi comuni, ai soliti lamenti e analizzare, con numeri alla mano, lo stato delle cose, calandoli su se stessi e apprezzando le essenziali conseguenze di determinate scelte o non scelte.

Qui, tra i vari aspetti economici e strategici toccati dall’analisi, vorrei focalizzare l’attenzione su quelli  legati alla “trasformazione digitale” del tessuto imprenditoriale italiano, alla base di ogni evoluzione di impresa che sia in grado di permettere la più pronta ed efficace reazione ai cambiamenti in atto nel mondo in cui si opera. E’ ben chiaro, almeno a chi sia motivato a restare sul campo, che la reazione ai cambiamenti in atto presuppone tempestività, rapidità e capacità nel prevedere e individuare al meglio le modalità del cambiamento continuo. Quindi, alla base di ogni impresa, è la capacità di raccogliere e comprendere informazioni atte a definire e intraprendere nel modo migliore le scelte organizzative e di gestione. L’IT è lo strumento, la piattaforma su cui si fondano entrambi i momenti: dati e informazione, processi e gestione.

Il rapporto mette invece in luce una sorta di “distopia schizofrenica”, in cui da un lato innovazione e trasformazione digitale sono ampiamente sottolineate e auspicate e, dall’altro, gli interventi in tal senso appaiono ampiamente sottovalutati – e non si dica che è conseguenza della “crisi” perché, nel nostro paese, di piccole o piccolisime imprese, è un fatto cronico e riscontrato praticamente da sempre da chi, come me, opera nel settore da diversi decenni.

Il “campione” dell’analisi è costituito da un 34% di piccole o medio piccole imprese e per il restante 66% da medie e grandi. Ora, tenendo conto che in realtà il tessuto imprenditoriale italiano è costituito per almeno il 98% da piccola o microimpresa, si può facilmente ipotizzare che il maggior peso nell’analisi di aziende medie e grandi, meglio strutturate, con più mezzi e cultura in tal senso, abbia reso dei risultati più “ottimistici” rispetto alla maggiore atomica frammentarietà imprenditoriale del paese.

In ogni caso l’analisi ci dice che il 72% di questo campione di imprese dedica all’IT tra lo zero e il 2% del proprio fatturato. Il 24% tra il 2% e il 5%.

Di questo ammontare solo il 56% viene in media dedicato a quel complesso denominato “budget IT esterno”, comprendente diverse e fondamentali voci di spesa (investimento):

  • Nuovi progetti di innovazione
  • Sviluppo, ampliamento e trasformazione dell’esistente
  • Adeguamento tecnologico
  • Gestione dell’esistente

La sua ripartizione denota una preoccupante scarsezza di variazioni e, in alcune voci essenziali, una riduzione.

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Complessivamente in media in circa il 70% dei casi per queste voci di spesa, già basse in senso assoluto, si riscontra una riduzione o, al meglio (in media 50%), un’invarianza rispetto al 2013.

Tuttavia la considerazione del ruolo dell’IT e del suo governo nell’ambito del più generale processo di sviluppo e innovazione dell’impresa e del suo business viene giudicato come:

  • Eccellente       per il 53%
  • Normale          per il 44%
  • Debole            per il   3%

anche se poi per il 39% degli intervistati “L’innovazione è molto importante ma l’IT è poco sostenuta” e la “leadership” nel governo della trasformazione digitale nell’impresa, anche laddove esista esplicitamente e coscientemente, continua ad avvenire principalmente senza la partecipazione diretta delle esperienze e delle competenze dell’IT, relegandole unicamente alla funzione di gestione e controllo dell’attuazione.

Leader della trasformazione digitale

Ma la “trasformazione digitale” attraverso l’”IT governance”, alla base del processo di efficientamento e del conseguimento di obiettivi e risultati di impresa, vecchi e nuovi da identificare, è totalmente integrata e parte di quella “corporate governance” che in ogni azienda, piccola o grande e in misura diversa, esiste, deve esistere, pena la sua estinzione.

Laddove essa non lo sia le valutazioni, gli indirizzi, le scelte e l’attuazione delle strategie potranno essere seriamente compromessi, vanificando gran parte degli sforzi e degli investimenti fatti.

Riassumendo la “distopia schizofrenica” sembrerebbe:

  • si investe poco nell’IT
  • non si coinvolgono adeguatamente le esperienze e le competenze tecniche e manageriali dell’IT nei processi di governo dell’impresa

ma

  • si crede molto nell’IT e nella sua capacità di amplificare e facilitare l’innovazione

Proviamo a riflettere su questa contraddizione, convincendoci che non è solo questione dei mezzi che si hanno a disposizione ma anche, e soprattutto, del modo e della cultura con cui si affronta questa vitale questione.

 

 


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